A tu per tu con Johan Dalene

Pubblicato
Mercoledì
1 aprile 2026

Johan Dalene
Johan Dalene
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Svedese-norvegese, classe 2000, Johan Dalene non è solo un virtuoso, ma una “voce” dotata di una presenza scenica magnetica. Definito da Le Monde capace di “far cantare il suo Stradivari come un vero maestro”, a soli 25 anni è già una star internazionale. Gli abbiamo fatto alcune domande per conoscerlo meglio prima del suo arrivo a Trento e Bolzano per i concerti diretti da Thomas Dausgaard del 21 e 22 aprile…
La musica è la tua vita? Cosa riesce a darti la musica che altre forme d’arte non possono offrire?

La musica occupa una parte enorme della mia vita. Personalmente, la sento come il modo più naturale per esprimere se stessi e, a volte, anche il modo più spontaneo per interagire con gli altri.

Musica classica o moderna?

Classica!

Violinista solista o orchestra?

Violinista solista, ma amo entrambe le realtà.

Cosa significano per te i concorsi e definizioni come “Shooting Star” (stella nascente)?

Ho un rapporto un po’ contrastante con l’idea di competizione nella musica. Ovviamente vincere un concorso porta molti vantaggi, ed è anche un modo splendido per incontrare altri giovani artisti e stringere amicizie che durano una vita! Tuttavia, credo ci sia del vero in questa citazione di Béla Bartók: “I concorsi sono per i cavalli, non per gli artisti”.

Quanto sono importanti per te i modelli di riferimento?

Credo che avere degli idoli sia di enorme valore… Ci sono persone che ammiro profondamente e a cui mi ispiro, come il mio insegnante Per Enoksson, che ha plasmato in molti modi il musicista che sono oggi.

Esiste la perfezione nella musica? O l’eleganza?

Non credo affatto nella perfezione nella musica, ma penso ci sia qualcosa di bello nel cercare sempre di migliorarsi e nel trovare nuovi dettagli nei brani che si eseguono. C’è un’infinità di cose da scoprire…

Quanto è solitaria la vita da musicista?

A volte può esserlo, ma quando sono a casa cerco di vedere spesso i miei amici! Quando invece sono in viaggio, bisogna imparare a godersi la propria compagnia.

Ti definiresti più ottimista, realista o critico?

Probabilmente critico quando si tratta del mio modo di suonare il violino; per il resto sono piuttosto ottimista, forse a volte fin troppo…

Cosa ti sprona nella vita? Cosa ti dà energia e cosa te la toglie?

Vedere i miei amici e la mia famiglia mi dà tantissima energia e motivazione! I lunghi voli, invece, tendono a stancarmi tanto.

Cosa fai quando ti annoi?

Leggo o cerco una bella serie da guardare.

C’è qualcosa che sogni da tempo ma che non hai ancora avuto il coraggio di fare? E quale sogno pensi che non riuscirai mai a realizzare?

Un mio sogno è fare un viaggio on-the-road in Nord America con i miei amici; spero succederà un giorno, quando avremo tutti tempo! Da bambino sognavo di diventare un calciatore professionista (come quasi tutti i ragazzini), ma temo che quel treno sia ormai passato 🙂

Cosa ci potrebbe sorprendere di te?

Non bevo né caffè né tè (senza un motivo particolare, semplicemente non ho mai iniziato).

Qual è la prima cosa che noti negli altri?

In realtà non ne sono sicuro, forse il suono della voce o quanto una persona sembri amichevole o meno.

Cosa apprezzi negli altri?

La gentilezza e le persone che non si prendono troppo sul serio!

Cosa vorresti cambiare nel mondo?

Molte cose al momento… Una cosa che penso farebbe bene a tante persone è andare a più concerti di musica classica! Può essere un’esperienza magica: per un paio d’ore sei costretto a non guardare il telefono e a concentrarti sugli artisti sul palco, vivendo parte della musica più bella mai scritta.

Se la tua vita fosse un libro, che titolo avrebbe in questo momento?

“Jetlag is hard but Korean Fried Chicken helps” (Il jet lag è dura, ma il pollo fritto coreano aiuta). In questo momento sono a Seoul :O

E, ultimo ma non meno importante: qual è la cosa che non deve mai mancare nel tuo frigorifero?

La Kladdkaka (una torta al cioccolato svedese).

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