Il mio viaggio verso il cuore di chi ascolta

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Venerdì
30 gennaio 2026

Kaziboni
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«È un direttore d’orchestra luminoso, ricco di sfumature ed espressivo. La sua saggezza, incarnata e intelligente, riguarda il flusso musicale, la forma, il tempo, il fraseggio, l’intonazione, l’armonia, il ritmo, l’articolazione, la scultura dinamica, il tutto unito alla sua guida d’ensemble empatica, vivida ed ispirata». È solo una delle recensioni che accompagnano il lavoro di Vimbayi Kaziboni. Nato nello Zimbabwe, educato tra l’Europa e gli Usa, Kaziboni a soli 37 anni vanta un curriculum di collaborazioni più che prestigiose con orchestre di tutto il mondo: Los Angeles Philharmonic, San Francisco Symphony, London Philharmonic Orchestra, BBC Philharmonic, BBC National Orchestra of Wales, Junge Deutsche Philharmonie, Orchestre de Chambre de Genève, Ensemble Modern, Klangforum Wien, London Sinfonietta, Ensemble Contrechamps e Martha Graham Dance Company. (…)
La programmazione artistica dell’Orchestra Haydn gli ha riservato una locandina che impagina il «Concerto Rumeno» di Gyorgy Ligeti, un brano del 1951 e la prima esecuzione del Concerto per viola e orchestra «Purpura» di Filippo Del Corno (lavoro commissionato dalla Fondazione Haydn e dalla Fondazione I Pomeriggi Musicali di Milano) accanto al Beethoven della celeberrima Quinta Sinfonia.
Vimbay Kaziboni ha risposto alle domande della giornalista Annely Zeni.
Lei è nato in Zimbabwe e si è trasferito negli Stati Uniti all’età di tredici anni. In che modo queste due culture hanno influenzato la sua visione della musica?

Dal mio Paese d’origine ho imparato a esplorare ed esprimere la gioia che è in me nella musica. E dal mio Paese adottivo ho imparato a perseguire l’eccellenza e la disciplina nella mia arte. Ora vivo a Vienna e sto imparando a mettere insieme tutti questi elementi.

Quando ha capito di voler diventare direttore d’orchestra? Quali sono state le sfide più grandi affrontate nei primi anni sul podio?

A circa sedici anni sapevo già di voler diventare direttore d’orchestra. Ho trovato comunità, amore e la mia più grande gioia suonando in orchestra da giovane (strumentalmente Kaziboni nasce come percussionista, ndr) e presto ho capito che volevo essere al centro della creazione musicale in un’orchestra. Era la mia vocazione.

Ha iniziato il suo percorso musicale come percussionista. In che modo questo background ha plasmato il suo stile?

Mi ritrovo a ricercare la veridicità ritmica e l’espressione del colore più di altri direttori d’orchestra nella mia creazione musicale.

La musica contemporanea è una parte centrale nella sua carriera. Cosa la attrae di più di questo repertorio?

È la musica del nostro tempo e la musica del futuro. Questo mi incuriosisce molto e ispira l’esploratore che è in me.

La musica contemporanea è spesso considerata complessa e di nicchia. Come la rende accessibile e coinvolgente per il pubblico?

Beh, faccio del mio meglio per mettere in luce ciò che è centrale nella musica, proprio come si potrebbe ascoltare la musica di Beethoven, che è di per sé complessa. Cerco di liberare l’umanità e l’espressione di ogni brano e confido che ciò raggiunga il cuore e la mente dell’ascoltatore. Lavoro comunque in modo molto sistematico per scoprire gli elementi costitutivi di ogni brano. Ogni compositore e ogni brano hanno uno specifico linguaggio e d evo prendermi il tempo necessario per comprenderlo prima di poter sostenere la musica di fronte a un’orchestra. È certamente un processo molto lungo e arduo, ma ripaga sempre ampiamente sia gli esecutori che gli ascoltatori.

Ha diretto numerose prime mondiali. Quali sono le sfide e le emozioni nel presentare opere mai eseguite prima?

Trovo che presentare delle prime sia un lavoro estremamente emozionante. Soprattutto perché nessuno sa cosa aspettarsi. Ma anche perché ogni volta che una nuova opera viene presentata al mondo, si tratta di un contributo alla storia.

Quali sono le qualità essenziali che un direttore d’orchestra deve possedere per affrontare repertori così complessi?

Richiede un orecchio molto allenato, una visione fantasiosa, la capacità di spiegare, sostenere e persino persuadere i musicisti e, in ultima analisi, l’ascoltatore. Ma in definitiva richiede una disposizione d’animo paziente e un cuore aperto.

Lei è anche un educatore appassionato. Come riesce a conciliare il suo lavoro tra direzione d’orchestra e insegnamento?

In effetti, l’insegnamento è un aspetto molto importante della mia vita. Provengo da una famiglia di insegnanti e l’istruzione è un pilastro fondamentale dei nostri valori familiari. Trovare un equilibrio tra il mio lavoro di direttore d’orchestra e quello di professore è certamente uno degli aspetti più impegnativi della mia carriera, ma è certamente un equilibrio di fondamentale importanza perché queste due attività si influenzano a vicenda. Quando ho iniziato a insegnare, ho notato che la mia direzione d’orchestra è migliorata enormemente, così come più dirigo, più spunti ho da condividere con i miei studenti.

In sintesi, qual è il messaggio desidera veicolare attraverso la musica?

Speranza in un mondo senza speranza, luce in un mondo sempre più oscuro.