Don Giovanni: Intervista al direttore musicale - Don Giovanni: Intervista al direttore musicale - OPER.A 20.21

Don Giovanni: Intervista al direttore musicale

Don Giovanni: Intervista al direttore musicale

“Con Don Giovanni Mozart ha anticipato Schönberg di 130 anni”

Intervista con Francesco Pasqualetti

 

Quali sono a suo parere i tratti musicali distintivi di Don Giovanni rispetto alle altre opere mozartiane?

Don Giovanni, all’interno dell’intero corpus della produzione operistica mozartiana, rappresenta per molti versi un unicum. Vi troviamo arie e concertati tipici dell’opera seria, musica che ricorda i toni cupi e drammatici di Idomeneo, seguiti da brani sfacciatamente brillanti, perfino rustici, che sembrano venuti fuori da Le Nozze di Figaro o dal Così fan tutte.

I cambi d’umore e di carattere non sono solo tra un numero e l’altro, ma perfino all’interno di uno stesso numero, tra una battuta e un’altra. In questo la musica è felicemente assecondata dalla genialità del testo di Da Ponte, che perfino nei momenti più tragici, non riesce a trattenere l’ironia. Un esempio: al Fantasma-Statua del Commendatore, che con toni austeri e ieratici chiede a Don Giovanni “Verrai tu a cenar meco?” risponde Leporello: “Ohibò, Ohibò, tempo non ha scusate!”. Ma anche solo limitando il confronto con le altre due opere della trilogia dapontiana, le differenze musicali sono macroscopiche.

L’orchestrazione, innanzi tutto. In Don Giovanni, oltre al consueto organico orchestrale vi sono tre tromboni e un Coro “di sotterra”, un coro di fantasmi o anime dannate. Elementi impensabili in Le Nozze di Figaro o in Cosi fan tutte. È il contatto con il soprannaturale a definire i tratti musicali distintivi del Don Giovanni. Ma non c’è solo quello. L’omicidio del padre di Donna Anna è vero, tangibile. Non è una morte che avviene in una qualche sfera mitologica astratta. Le lacrime di Donna Elvira sono autentiche. La sua fragilità di donna, la sua ossessione di amante tradita sono vere. Ed è la musica a renderle tali. Infuse in una leggerezza disarmante.


Musicalmente quali ritiene siano gli aspetti che rendono quest'opera ancora attuale?

Sulla modernità della musica del Don Giovanni si sono versati fiumi d’inchiostro. La statua del Commendatore parla la lingua degli esseri dell’aldilà: è una serie dodecafonica pressoché completa quella con cui il Commendatore scandisce le parole “Non si pasce di cibo mortale chi si pasce di cibo celeste”. Schönberg avrebbe teorizzato la dodecafonia circa centotrent’anni dopo. Eppure, anche questo è poco rispetto all’apparente disinvoltura con cui Mozart ci porta, attraverso la sua arte, nel mondo di Don Giovanni. È questo stile, che ai suoi contemporanei appariva astruso e inutilmente complesso, che invece, ancora oggi, ci lascia sconcertati per la potenza e la varietà di emozioni in grado di trasmetterci.

 

Come direttore d'orchestra quali sono, se ci sono, gli aspetti più complessi dell'opera?

Calibrare l’equilibrio tra gli aspetti tragici e quelli comici, soprattutto all’interno dei grandi concertati. Dosare i tempi e la qualità del suono.

 

Come interprete, come si pone di fronte a quest'opera?

Cerco di mettermi in ascolto. Molto spesso l’interprete parte da una sua idea, che vuole appiccicare sopra la partitura, forzandola in varie direzioni. La musica di Mozart non tollera questo trattamento, e si ribella. In un certo senso bisogna fidarsi e lasciarsi guidare da quello che traspare tra le note.

 

di Roberto Valentino

 

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